In un paese “normale” la classe dirigente è composta da professionisti competenti che agiscono in maniera coordinata per la risoluzione dei problemi, in maniera rapida, economica e ragionata.

La classe dirigente di un paese industrializzato organizza e gestisce sezioni fondamentali del paese. La classe dirigente collabora e, talvolta ne è parte integrante, con la classe politica, eletta liberamente dal popolo sovrano. La classe politica emana leggi per tutti i cittadini al fine di facilitare la burocrazia, favorire l’occupazione e dare giustizia uguale e per tutti.

Analizzando con cura la classe dirigente italia-na notiamo che un esponente tipo è un uomo, nato in provincia ed ha mediamente 60 anni. In Italia l’età media delle classi dirigenti supera di 3 anni e mezzo l’età media del resto della popolazione, una situazione opposta si verifica in Francia o in Gran Bretagna, dove i membri delle classi dirigenti sono leggermente più giovani del resto della popolazione. Come conseguenza la classe dirigente italiana risulta essere la più vecchia; a seguire, in ordine progressivo di anzianità, si trovano la classe dirigente tedesca, francese e quella inglese, che in media risulta essere di 3 anni più giovane.

Una seconda caratteristica delle classi dirigenti domestiche è il basso livello di istruzione in confronto con gli altri paesi: in Italia solo il 31% è laureato, contro il 51% degli inglesi, il 58% dei francesi e il 65% dei tedeschi. Questo può in parte essere collegato al più basso livello di scolarizzazione degli italiani, specialmente in riferimento alle generazioni più anziane. Ma sicuramente è anche dovuto alla minor richiesta di credenziali educative per l’accesso a molte professioni. Infine la terza caratteristica che si può considerare è la distribuzione dei generi. In Italia la quota di donne nelle classi dirigenti è pari ad un quarto (24%), contro l’un terzo di francesi (33%) e inglesi (36%).(fonteUNIMI). Queste caratteristiche sono il segno di una società arcaica che vede negli anziani e nei maschi i depositari della saggezza e della conoscenza. Peccato che viviamo in una società moderna. E’ questo paradosso di fondo che porta ad uno scollamento tra la domanda di partecipazione e la selezione dell’ingresso delle classi dirigenti e di conseguenza sviluppa criteri di ingresso di carattere relazionale, basato sulla conoscenza piuttosto che sui meriti reali. In questo sistema la risorsa più importante consiste nell’appartenenza ad una rete relazionale, sia essa quella di una dinastia, di una organizzazione o di un partito. Ma a cosa porta questo sistema?

Tutto mi appare più chiaro Mi appare chiaro perché L’Italia sia l’ unico paese che perde o spreca i finanziamenti concessi dall’Unione Europea per la realizzazione di infrastrutture indispensabili alla mobilità in città. L’esempio di Roma è eclatante. Mi appare chiaro perché abbiamo la maggior evasione fiscale. Perché abbiamo il primato delle auto blu: tra stato, regioni, province, comuni, enti pubblici e società miste pubblico-private, in totale 574.215 automobili ed oltre 100 fra ministri, vice ministri e sottosegretari. Perché nonostante si abbia il patrimonio artistico-culturale e archeologico (nel nostro paese non esiste la figura professionale dell’archeologo) più importante del mondo, abbiamo la più bassa scolarizzazione e occupazione d’Europa, con una disoccupazione all’ 8,6%.Perché siamo al 22° posto nella Ue per numero di famiglie connesse a internet.

Perché siamo il paese europeo che produce più diossina, per una gestione criminale del ciclo dei rifiuti. E perché siamo gli ultimi sul terreno dello sviluppo e dell’innovazione con il sud Italia che è la regione più povera d’Europa.Ci raccontano di una ritardo endemico, di un presunto fatalismo figlio di un cattolicesimo pagano, di soluzioni di emergenza che non hanno altro fine che arricchire il potentato di turno, quando il vero problema è che da anni siamo fermi al capolinea dell’inefficienza, per colpa di una classe dirigente che si bea della propria incompetenza e che è sempre più focalizzata sui propri interessi e sempre meno rivolta al perseguimento dell’interesse comune e alla visione complessiva del benessere dei cittadini.
Buonafortuna.

Filippo Trotta